Il giudice Caponnetto nasce il 5 settembre del 1920 a Caltanissetta, dal 1930 in poi risiede in Toscana. Nel 1954 diventa magistrato e svolge la sua attività soprattutto nella sua regione di adozione , fino al 1983 ; anno in cui a seguito di sua domanda fu trasferito presso il Tribunale di Palermo ( domanda presentata a seguito dell’uccisione da parte di cosanostra del giudice Rocco Chinnici , Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo). Giunto a Palermo iniziò a concepire il progetto di costruire un “Pool” di quattro o cinque magistrati che si occupassero a “tempo pieno” ed in via esclusiva dei processi di cosanostra. Il termine “Pool” sta ad indicare un gruppo di lavoro composta da magistrati incaricati di seguire, nell’ambito di un Ufficio Giudiziario , un’unica complessa inchiesta , mediante una suddivisione dei compiti ed una collegilità di decisioni, comunque referibili sempre alla responsabilità del Capo dell’Ufficio . Oggi con il Nuovo Codice di Procedura Penale , l’esistenza di questi gruppi di lavoro nelle più importanti Procure della Repubblica è un fenomeno diffuso e ricorrente, previsto e disciplinato dal Codice stesso. Così non era, invece, quando sorsero i primi pool presso alcuni Uffici di Istruzione, prima per le inchieste contro il terrorismo politico (l’esempio di Caselli e Imposimato rispettivamente negli Uffici di Istruzione di Torino e Roma) e poi per quelle relative ai delitti di mafia. Fu grazie all’intervento di Caselli e Imposimato che il giudice Caponnetto potè entrare in possesso di una documentazione in cui vi erano dei provvedimenti che dimostravano come fosse stato possibile superare l’ostacolo di fondo costituito dal fatto che il Codice di Procedura Penale del tempo configurava il Giudice Istruttore come Ufficio rigorosamente monocratico. Il giudice Caponnetto la studiò e ne fece venir fuori un documento, che prendeva un po’ dall’uno e un po’ dall’altro, col quale da un lato gli veniva affidato il procedimento, così rispettando la monocraticità del giudice Istruttore , e nel contempo, in considerazione della complessità del procedimento e della molteplicità degli atti da compiere, poteva delegare il compimento dei singoli atti, anche colleggialmente in applicazione di una norma regolamentareche prevedeva il potere di delega a singoli Giudici Istruttori da parte del Consigliere Istruttore. Ne nacque, nel novembre del 1983, il “Pool Anti-Mafia” sul modello delle èquipes attive nel decennio precedente di fronte al fenomeno del terrorismo politico; a entrarne a far parte i giudici Falcone, Di Lello, Guarnotta e Borsellino.